Studenti: De Franco Anita, Di Palo Lorenzo, Fekri Shervin, Sciacchitano Loris, Uberti Foppa Marcello
Nel mio progetto per la “Grande Milano” ho cercato d’interpretare le mie esperienze personali analizzando innanzitutto quali sono i posti che frequento maggiormente. Essendo una studentessa fuorisede, i miei percorsi sono piuttosto circoscritti e ordinari, specialmente in funzione della vita universitaria. Ho cercato di rappresentare “dove, come, quando e quanto” trascorro il mio tempo nei vari punti della città. Son partita dal presupposto di non voler riprodurre una mappa in senso tradizionale del termine, ho cercato di creare immagini che non potessero riferirsi immediatamente ad una carta ma ad un insieme di collegamenti opportunamente distanziati secondo la mia percezione degli spazi e dei percorsi senza riferimento cartografico di supporto. Una volta avendo individuato il “dove” sono i luoghi è stata rappresentata la quantità di volte che visito ogni posto entro un arco di tempo di circa 9 mesi (anno accademico). Ho deciso di disegnare tale idea attraverso delle linee che s’innalzano ad 1cm per i posti visitati meno di 5 volte; 2 cm tra le 5 e le 10 volte e 3cm per quelli maggiori di 10, quasi come creare delle linee di frequenza, di nome e di fatto, che potessero esplicare il “quando e quanto” tempo trascorro.
La scelta dei triangoli vogliono essere un riferimento diretto all’iconica funzione dell’elettrocardiogramma, come se in quel preciso luogo si creasse un’alterazione dello spazio e del tempo che diviene sempre più conosciuto e importante quanto più viene vissuto. La schematizzazione in triangoli è giustificata da un’idea covalente di dinamicità delle linee che ascendono e discendono disegnando dei picchi di utenza, e la staticità della base, lunga quanto l’altezza che diventa deposito di tempo e di spazio, più semplicemente, i luoghi che frequento di più non includono solo una data struttura fisica (es. Colonne di San Lorenzo) ma anche tutta l’area intorno (Porta Ticinese). Inoltre ho utilizzato carta da lucido in modo tale da non rendere completamente indipendenti le carte tra loro, ma cercando di cogliere quelli che sono i modi d’uso della mia Grande Milano.
Anita De Franco
Nel descrivere la “mia Milano” ho voluto tenere conto di tre fattori, tra loro correlati: la posizione, il modo in cui li raggiungo e il tempo impiegato.
Per facilitare la lettura della carta ho separato i fattori in due mappe:
una, intitolata DOVE/COME, mostra la collocazione nel territorio dei luoghi che frequento e il modo in cui abitualmente li raggiungo(macchina, bicicletta, mezzi pubblici);
l'altra, chiamata QUANDO, evidenzia la dimensione temporale attraverso la collocazione dei luoghi in una mappa composta da cerchi concentrici in cui ogni fascia indica, dal centro verso l'esterno, l'aumentare dei minuti impiegati mediamente per raggiungere un determinato luogo.
Un mio intento è anche mostrare come ormai, nel XXI secolo, la distanza sia solo relativa e come la concezione della lontananza di un luogo dipenda anche dal tempo impiegato per raggiungerlo.
Lorenzo Di Palo
Quando ho cercato di fare la mappa mentale della mia Milano, ho notato che io uso la città in un modo diverso. Come io sono nuovo in questa città, conosco solo pochi posti e vado frequentemente. Così ho deciso di porre l'accento sulle distanze, il tempo e anche la frequenza delle mie visite a questi luoghi.
Per questa ragione, ho fatto un grafico raggio in cui si trova la mia casa in centro. Ogni cerchio rappresenta 1000 metri di distanza dal punto centrale. Ho messo tutti i luoghi che visito nel corso di un mese in questo grafico in base alla loro distanza da casa mia e le ore di mie visite. Proprio come un orologio, questo grafico ha quattro quartieri che rappresentano periodi di tempo diversi in un giorno.
Poi ho provato a fare un grafico in base alla distanza di questi luoghi da casa mia e la frequenza delle mie visite a questi luoghi.
In questo grafico asse Y indica la frequenza delle mie visite in un luogo al mese, e l'asse X mostra la distanza di questi luoghi da casa mia.
Shervin Fekri
La mia idea della Grande Milano parte dalla stazione in cui prendo il treno; ho inserito nella rappresentazione i nomi di luoghi e città che spesso vengono menzionati, che visito o che osservo di sfuggita anche dall'autostrada. La città penso si estenda ben oltre i confini amministrativi e nel mio caso abitando in provincia di Como credo sia un forte polo attrattore anche per queste zone e la linea ferroviaria è fondamentale in questo senso.
La scelta di questo tipo di mappa è funzionale all'idea di questo territorio come un insieme continuo di città che non ha un fine ben definito e le scritte a varie grandezze ne sottolineano questo aspetto; per rendere più chiara la mia visione e "l'utilizzo" che ne faccio ho mostrato anche una minima rete infrastrutturale la cui lunghezza delle parti dipende dal tempo utile a percorrerla.
Loris Sciacchitano
Non avendo un numero elevato di attività e movimenti nel territorio di Milano, il mio schema concettuale si concentra su il tragitto che sono costretto a compiere per raggiungere il capoluogo lombardo. Di fatto, il tema centrale è la linea infrastrutturale, stradale e ferroviaria, che si ramano per il territorio e che mi permettono di raggiungere, nel tempo più rapido, la città. Sono presenti anche dei punto di riferimento che si pongono come checkpoint che indicano, percettivamente, quanto tempo trascorso e l’avvicinarsi o l’allontanarsi da Milano.
Per quanto riguarda la linea ferroviaria prende peso la città di Treviglio, che si pone come stazione di scambio e diramazione in tre diverse direzioni e, quindi, viene idealizzata come punto medio del percorso, sia dal punto di vista del tempo che dello spazio. I principali punti di riferimento sono la centrale idroelettrica di Cassano d’Adda e il cantiere dell’autostrada Brebemi, indicante l’avvicinarsi a Treviglio e lo scalo ferroviario di Segrete, indicante l’avvicinarsi alla stazione di Lambrate.
Viceversa, ritrovare riferimenti fisici sulla linea stradale risulta più difficile in quanto si estende per un territorio rurale che non si distingue durante la percorrenza. L’unico punto di riferimento potrebbero essere le uniche due città che si estendono a stretto contatto con il percorso stradale, Zelo Buon Persico e Spino d’Adda. Il termine del percorso si determina nella fermata capolinea della metropolitana di San Donato e nel “tunnel nero”, privo di caratteristiche e di paesaggio, che mi proietta nel cuore della città.
Marcello Uberti Foppa
L’elaborato di sintesi è stato concepito cercando di mantenere una base comune sul piano ideologico che si poteva individuare dai singoli lavori. Quindi, un obiettivo è stato quello di definire gli strumenti utilizzati e di porli in opera nel medesimo modo in cui erano stati concepiti oppure riadattarli per svolgere un ruolo che meglio gli si addice.
Nella rappresentazione abbiamo utilizzato tre strumenti differenti, ossia il cerchio, il triangolo e i nomi.
La forma del cerchio si è prestata all’individuazione di più tematiche, quali la dimensione temporale, che mostra l’evoluzione radiocentrica della città, la differenziazione tra città consolidata e città in espansione ed il rapporto che comuni che risentono dell’attrazione di Milano, e l’individuazione approssimata delle principali vie di spostamento cittadino.
I triangoli rappresentano contemporaneamente la posizione dei luoghi e la loro frequenza di utilizzo.
I nomi, a seconda del riempimento del carattere, differenziano luoghi di scalo e luoghi di stazionamento.






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