Studenti: Accardi Ilaria, Bassi Lisanna, Benedini Daniele, Colombo Elisa, Izzo Massimo
Il disegno rappresenta con la più chiara e possibile semplicità gli spostamenti abitudinari, frequenti e spesso giornalieri che effettuo nella città in cui vivo: Milano. La sua forma non è regolare e fedele alla realtà in modo di far risaltare i luoghi più salienti presi in considerazione. Un esempio che salta all’occhio è l’ingrandimento sproporzionato della zona di Milano, dove trovano posto la residenza, il posto (fisico) di lavoro e dove svolgo le attività di tempo libero: sport, uscite serali e pomeridiane.
Gli spostamenti di piccolo raggio riconducibili all’area sopracitata, sono indicate con piccole frecce nere orientate secondo alcune secondo le destinazioni principali le altre per dare un indicazione di completa interazione con l’area evidenziata.
Gli spostamenti di lungo raggio sono principalmente due e sono indicati con frecce di maggiore dimensione ricavate dall’asse stradale usato per raggiungere, rispettivamente l’Università e il quartiere Milanofiori 2000 di Assago. Daniele BenediniHo deciso di rappresentare la grande Milano partendo dagli spostamenti che compio settimanalmente. Questi sono di due tipi: quelli per percorro abitualmente con la mia macchina in Brianza e quello giornaliero che percorro in treno per venire al Politecnico. Ho indicato le città che frequento al di fuori della mia, rappresentandole con un elemento visivo particolare che si nota durante il tragitto per raggiungerle. I percorsi sono segnalati con delle frecce nere di differente spessore in base alla frequenza.La freccia principale indica lo spostamento casa-Politecnico ed è accostata dagli elementi che attirano la mia attenzione guardando fuori dal finestrino del treno durante il viaggio. Ho ritenuto il tema dell’approccio visivo nello spostamento e avvicinamento alla città potesse essere significativo, nell’ambito di questa esercitazione, in quanto costituisce la prima impressione di Milano da parte di chi viene da fuori. Elisa Colombo
Il tema di questa rappresentazione consiste nella misura della sopportabilità del viaggio. Avvalendosi di un certo risparmio grafico, l’intento dell’immagine si focalizza sul punto di vista del pendolare ed è volto a porre in relazione la disponibilità di soste e il disagio da affaticamento percepito lungo il percorso. La peculiarità di questo tipo di rappresentazione non sta forse tanto nella riproduzione dei luoghi di sosta o di evasione, dimensionati in base a permanenza percepita e ridotti all’osso sotto il profilo stilistico, né tantomeno nella geometrizzazione spinta del tragitto, quasi a sottolineare il disinteresse dell’immagine verso la riproduzione del percorso in sé, quanto nel ricorso al linguaggio medicale ai fini della descrizione del livello di tensione per tratto: trovando che le onde elettroencefalografiche si prestino all’espressione del disagio da pendolare, le ho sostituite al percorso facendo corrispondere un maggior margine di ampiezza d’onda a un maggior disagio. Massimo Izzo






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